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La Biografia

Francesco Cannia nasce a Caracas (Venezuela) nel 1962. Portato in Sicilia dal padre all’età quasi di cinque anni trascorre l’infanzia tra il conforto dei parenti, e tra una tormentata lontananza e l’assenza della madre.

Dopo un percorso di studi approda all’Università di Palermo conseguendo la laurea in architettura che lo porterà all’insegnamento e all’esercizio della professione.
Poggia, anche se non esclusivamente, nella ricerca delle radici e nella nostalgia dell’infanzia perduta la nascita di quell’impeto e quella voglia dell’artista di esprimersi attraverso la pittura.
francesco cannia biografia
Una pittura di soli segni senza scontate allegorie che perviene a operazioni di sintesi assolute. Vibrazioni di colore che nella loro tridimensionale stesura si fanno tormentati paesaggi dell’anima, arcani mulinelli del pensiero.

Le passioni e i tormenti si fanno materia che trascende le personali vicende, per universalizzarsi nei segni, nei colori e nell’alchimia degli impasti, restituendo così al sentire comune degli uomini gli intimi travagli dell’esistere.

Rosario Daidone







 

 

 

 

 



INTERIORITÀ IN SUPERFICIE

Come nelle botteghe dei pittori medievali Francesco ama lavorare -ormai da un decennio - nel seGreto dello studio dove speRimenta nuove tecniche; raccoglie, pesta, frantuma e impasta, tenta vie inusitate con attenzione pliniana agli elementi della natura, alchimia di umili sostanze, sabbie e polveri, lana d'acciaio e plastica sottratte alla cucina, come i fondi del caffè, il nero e l'osso della seppia. Nascono così sul bianco delle tele paesaggi come visti dalla luna, architetture, bassorilievi esaltati dalla luce radente.

Raro l'azzurro del mare tanto amato eppure ne senti la presenza viva nelle sue tele, quasi ne avverti l'odore nelle correnti che il vento creativo disegna con la sAbbia, il soffio che aduna e sconvolge molecolari elementi nelle dune sinuose, nel segno lasciato dalla coda di strisciante animale nel travaglio della spiaggia. I trucioli dell'alluminio che assumono sorprendenti iridescenze fanno parte di un artistico riciclo degli elementi del microcosmo, buon gusto e sapienza, un richiamo all'ordine, un invito ad osservare e riflettere, a guardare oltre nella visione bovina della distrazione telematica falsamente universale, nel mordi e fuggi dell'esistenza moderna.

Abbandonato il tono autobiografico delle prime prove, le opere si pongono all'attenzione del pubblico senza strepito o balbettio di colori, senza forzature e complicati rimandi, umili significanti che s’introducono nell'immagInario come forte testimonianza del vivere. Un rosso schiacciato da geometriche figure, una bava rappresa che fuoriesce da una invisibile fenditura; un'onda nera, di sabbia vulcanica, non inizia e non Finisce, la tela ne contiene soltanto una parte, frammento di cardiacO tracciato, regolare andamento che forte resiste alle sciagure. Linee sottili, accese di giallo si librano negli spazi scuri, sferze di forze contrapposte, negano gli accessi o invitano ad una visione altra della realtà, alle piccole cose di ogni giorno, alla ricerca dell'anello che non tiene per un attimo intravisto come il guiXzo dell'anguilla, il lampo di uno specchio sul muro in ombra della casa, negativi di istantanee immaginarie, grumi chiamati da diversi mari, minuscoli frammenti degli oggetti d'uso disposti in geometriche figure a disegnare i paesaggi dell'anima.

Rosario Daidone


 

MateroCampi

La pittura materica di Francesco Cannia

 di Francesca Marzilla Rampulla

Pittura materica, primordiale, emozionale, istintiva eppure concettuale, metaforica, simbolica, metafisica, colta, originale nell’ affrontare interrogativi ancestrali, efficace nella trasposizione dei grandi temi attuali. Tutto questo, ed altro ancora è l’arte di Francesco Cannia, architetto prestato alla scuola, la cui vera ispirazione è l’arte pittorica che soltanto ad un occhio frettoloso può apparire solo astratta. Pittura di ricerca e di sperimentazione e, come tale, arte in continua evoluzione tecnica e stilistica e in continua trasformazione tematica;  dagli esordi pittorici ad oggi, si assiste, infatti, ad un significativo passaggio contenutistico, oltre che stilistico: da dati biografici ed elementi di analisi interiore all’ elaborazione personale di temi universali, da figure stilizzate e linee morbide a segni concettuali più geometrici su fondi particolarissimi. Le sue tele, di grandi dimensioni, attraversano la terra fino alle sue viscere, lì dove il fuoco rende liquida ed incandescente la materia, in un moto energetico, vertiginoso e perpetuo, che purifica distruggendo, per ancora ricreare, proprio come fa l’ animo umano. Le sue grandi tele presentano lidi d’incontaminata bellezza, che rimandano all’ origine del mondo, lambiti da un mare che evoca il suo profondo e che, da questo, prende “gioielli” da regalare alla sabbia che li accoglie e li fagocita per custodirli gelosamente. Le sue grandi tele denunciano l’oltraggio dell’uomo all’incolpevole ed inconsapevole natura che, violata e sfregiata, ne porta, irrimediabilmente, i tangibili segni. Le sue grandi tele penetrano nella profondità dell’animo umano, sconvolto, ferito, lacerato dalle vicissitudini dolorose della vita e che, malgrado tutto, continua ad anelare un futuro migliore.

Le grandi tele di Cannia, che possiede tutte le qualità del grande artista, trasudano, come appare evidente, significati forti che scuotono le corde dei sentimenti veri e delle profonde passioni dell”UOMO” e UNIVERSALIZZANO, come solo i grandi sanno fare, le problematiche dell’uomo contemporaneo. Gli elementi metallici, contenuti all’interno di forme prepotenti, più o meno pulite, attirano, con forza, l’attenzione di chi guarda che, svincolandosi, a fatica, da questa attrazione,viene assorbito dalle forme più morbide delle materie naturali che rimandano alla natura incontaminata ferita  dalla “civiltà” e dal “progresso”. Gli elementi futili che catturano l’ attenzione dell’ uomo superficiale, rappresentati da materiali freddi, metallici,  inglobano un elemento naturale, come per esempio un osso di seppia, una conchiglia, non per farlo vivere ma per paralizzarlo ed impedirne la riproduzione e la vita. Colori intensi, forti, primari invitano, o forse è meglio dire obbligano, chi guarda a ripiegarsi, con l’artista, sui sentimenti più profondi  alla ricerca della propria essenza, della propria identità, del proprio centro interiore per trovare le eterne risposte. L’ apparente mancanza di colore di alcune tele è strumentale all’ artista per comprimere l’ elemento  naturale bi o tridimensionale contenuto da linee pulite, continue o alternate o da linee aspre e tortuose, attraversate dal passaggio, sempre e comunque, tormentato e tormentoso dell’ Uomo.

Come i grandi maestri del passato, Francesco Cannia, lavora nel silenzio del suo laboratorio, senza smanie di mostrarsi, servendosi di qualsiasi materiale utile alla realizzazione delle sue opere su tela  recuperandole dalla natura, dalla pattumiera e dalla credenza della sua cucina: limatura di alluminio di ferro e d’acciaio; sabbia marina, fluviale e vulcanica; tufo di caffè, osso e nero di seppia, plastica, polistirolo, zafferano, conchiglie, oltre che, naturalmente, colori acrilici. L’ originalità tecnica, stilistica, formale e la modalità di affrontare contenuti eterni ed attuali in modo nuovo ci mette in guardia dal tentativo di irretire l’ artista dentro le maglie di un movimento artistico contemporaneo o di confrontarlo con artisti del passato o di oggi; siamo sicuri che il valore dell’ arte di  FRANCESCO CANNIA meriti un convinto  riscontro di pubblico e di critica. 

"La voce di Sambuca" - Fondatore Alfonso di Giovanna - anno LVI Luglio-Agosto 2014 n.456 


 La “mia” materia dallo spazio alla tela

Francesca Marzilla Rampulla incontra Francesco Cannia

Mostra al Museo “Pietro Caruso” di Sambuca di Sicilia dal 9 agosto 2014

Incontro Francesco Cannia al Museo “Pietro Caruso” di Sambuca, dove insieme abbiamo allestito l’esposizione di 25 sue opere. La mostra inaugurata il 9 agosto 2014 è stata intitolata “MateroCampi”. Ascoltando Francesco Cannia, ma soprattutto guardando le sue creazioni, ci si rende conto che egli possiede il “sacro fuoco” dell’arte perché in ogni tela riesce a coniugare, con uno stile tutto suo, la materia con lo spazio, la linea con il contenuto. Le sue tele non riescono a lasciare indifferente il visitatore, che resta colpito da uno o più di uno di questi aspetti; tutti, comunque, colgono la sua bravura nel manipolare la materia, plastica o sabbia che sia, e l’originalità dell’utilizzo che ne fa mescolandoli ad altri elementi. Ma lasciamo che sia lui stesso a parlarne.

D - Come nasce il tuo interesse per l’arte?

R - Dal mio percorso di studio. Sono architetto. La voglia di esprimermi attraverso la pittura nasce comunque da un bisogno autobiografico, dal vuoto e da una mancanza, quella di mia madre….; da questa esigenza personale alla necessità di trovare un linguaggio universale, il passo è stato breve, consequenziale, automatico.

D - La tua pittura perché è materica?

R – Sono naturalmente attratto dalla materia. Quando guardo un oggetto di plastica o un elemento naturale penso subito alla trasformazione che ne farei; al mare, per esempio, vengo attratto dalla battigia; non riesco a staccare lo sguardo dal punto in cui la terra, la sabbia s’incontra con l’altro elemento l’acqua, il mare e , quindi dalle forme,sempre diverse, eppure così uguali, che nascono dal loro incontro. Mi piace anche osservare gli oggetti, naturali o artificiali che siano, che il mare restituisce alla terra modificati, plasmati, corrosi, smerigliati ……

D – La tua pittura lascia anche intravvedere il desiderio di ricerca e di sperimentazione di materiali e di forme. E’ vero?

R – Sì. C’è anche ricerca e sperimentazione; ricerca di materiali sempre nuovi che utilizzo senza sapere quale sarà la loro resa finale, la loro restituzione visiva. Questo è un aspetto che mi affascina perché viene a crearsi una sorta di compromesso fra la materia e la mia mano che, come un attrezzo, la distribuisce sul “campo”; di conseguenza,non sono io l’artefice di ciò che creo ma è la materia stessa che si plasma a mia insaputa, creando effetti che vanno aldilà di ogni possibile previsione e non smettono mai di meravigliarmi e di crearmi continuo stupore.

D – La materia che utilizzi crea effetti bi e tridimensionali; ho notato però che tu, pur potendo osare per enfatizzare, che so, delle ombre, non carichi mai la mano; è come se tu controllassi questa materia per limitarne gli effetti dimensionali; è vero?

R - Sì. Desidero che i campi mostrino dei paesaggi visti come dall’alto, paesaggi lunari, per esempio, o visti da molto vicino; è per questo che non voglio che i “campi” vengano limitati in alcun modo da cornici; come ti dicevo, è la materia stessa che crea questi effetti; voglio precisare, e questa volta consapevolmente, la materia viene continuamente tenuta sotto controllo, perché, più che stupire con volumi esagerati, voglio mantenere l’eleganza delle forme. In altre parole, sono il mediatore fra la materia e la forma e fra la forma e i contenuti che pressano dentro di me. Trattare la materia, plasmarla, mi emoziona. Non riesco però a trattare la stessa materia per più di qualche “campo”, a meno che questa non mi dia effetti sempre diversi e continui ad emozionarmi.

D - Veniamo ai contenuti; la tua pittura mostra la tua maestria nel manipolare i materiali e la tua competenza formale, espressa in linee dirette o sinuose, presenta anche contenuti significativi che, partendo da tematiche attuali, si perdono in visioni universali …..

R – Le linee appaiono dirette per sottolineare il confine fra il mondo naturale e quello artificiale; la sinuosità della linea è il tentativo di trovare un equilibrio fra questi due mondi. Le mie creazioni intendono offrire una riflessione sull’inviolabilità, violata, della natura; le mie tele vogliono essere una critica all’ipocrisia, al gusto di apparire e di non di essere, alla corsa al vacuo della società di oggi, a discapito della perdita dei valori. Un invito a riflettere in direzione del recupero di ciò che veramente vale è un dovere di artista; il silenzio e l’indifferenza mi sono intollerabili.  

"La Pagina Riformista" Anno 2 - N. 12 - Luglio-Agosto 2014   


 

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